{"id":2590,"date":"2021-11-23T16:05:26","date_gmt":"2021-11-23T15:05:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.villaggioromano.com\/?p=2590"},"modified":"2021-11-23T16:16:38","modified_gmt":"2021-11-23T15:16:38","slug":"torre-del-poggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.villaggioromano.com\/it\/torre-del-poggio\/","title":{"rendered":"Torre del Poggio"},"content":{"rendered":"<p>Le sue modeste dimensioni di base fanno supporre ad un uso di vedetta senza alcuna funzione difensiva. Compare nell\u2019atlante Rizzi \u2013 Zannoni nel 1794 e non nel Cartaro nel 1613. In molti libri \u00e8 erroneamente omonima alla torre Layella e si fa risalire a queste, torrieri dal 1664. La torre faceva parte del sistema di guardia di Camerota e permetteva il collegamento visivo tra le torri vicereali costiere attraverso la torre di Teano e il Castello di Camerota. Viene riportata nel 1794 dall\u2019atlante geografico Rizzi Zannoni col toponimo Torre d\u2019Avviso, ad oriente del Rivo dell\u2019Ajella presso la frazione di Marina, nel comune di Camerota.<\/p>\n<p>La torre del Poggio non \u00e8 riportata sia nel Piano delle torri del Regno di Napoli redatto nel 1776.<\/p>\n<p>Fu compresa, col nome di torre di Avviso, nel Decreto del Re Vittorio Emanuele II.<\/p>\n<p>Dalla torre, verso oriente, si guarda la torre di Teano, dall\u2019altro lato si vede la torre dello Zancale.<\/p>\n<p>E\u2019 la pi\u00f9 alta delle torri costiere del litorale, ben in vista per le segnalazioni di fumo e di fuoco che doveva inviare alla torre di Teano e poi al castello di Camerota.<\/p>\n<p>Cronologia:<\/p>\n<ul type=\"disc\">\n<li>XVII\/XVIII secolo &#8211; Costruzione della torre;<\/li>\n<li>La torre del Poggio non \u00e8 riportata n\u00e9 nel Cartaro (1613) n\u00e9 nel Piano delle torri del Regno di Napoli redatto nel 1776, e nemmeno nell\u2019altro censimento dello stesso periodo;<\/li>\n<li>Viene riportata nel 1794 dall\u2019atlante geografico Rizzi Zannoni col toponimo T.d\u2019Avviso;<\/li>\n<\/ul>\n<ul type=\"disc\">\n<li>1866 &#8211; La torre \u00e8 compresa nel decreto del Re Vittorio Emanuele II del 30 dicembre 1866; indicata tra le opere militari in disuso che cessavano di essere considerate come opere di fortificazione e quindi alienabili;<\/li>\n<li>2020 &#8211; Attualmente \u00e8 retta da una struttura di ferro per scongiurare il crollo;<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Descrizione architettonica:<\/p>\n<p>Si erge sul colle con un\u2019altezza che supera i 18 metri, la base quadrata con le pareti a scarpata, misura circa m 11,50 per lato ed \u00e8 alta sul fronte mare, circa m 4,80. La parte superiore, con le pareti perfettamente a piombo, misura m 8,50 per lato, lo spessore murario supera il metro. L\u2019interno oggi inaccessibile, doveva essere formato da almeno tre livelli e suddiviso con solai in legno, oggi crollati.<\/p>\n<p>Sulla sommit\u00e0 della torre, resti di merli guelfi, sei per lato, sono ancora visibili e documentano una difesa piombante della torre, oltre a far supporre una datazione di molto antecedente al periodo vicereale.<\/p>\n<p>La base e le pareti della torre sono intonacate; ampie lacune nell\u2019intonaco fanno emergere alla base una disposizione delle pietre con piani di allettamento ogni cm 40-50, le pietre calcaree, cavate sul posto, mostrano una faccia liscia all\u2019esterno e non superano i cm 50 di lunghezza ed i cm 30 di altezza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le sue modeste dimensioni di base fanno supporre ad un uso di vedetta senza alcuna funzione difensiva. 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