{"id":2596,"date":"2021-11-23T16:22:33","date_gmt":"2021-11-23T15:22:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.villaggioromano.com\/?p=2596"},"modified":"2021-11-23T16:27:39","modified_gmt":"2021-11-23T15:27:39","slug":"abazia-di-santiconio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.villaggioromano.com\/it\/abazia-di-santiconio\/","title":{"rendered":"Abazia di Sant\u2019Iconio"},"content":{"rendered":"<p>I beni della Badia nel 1857 risultano intestati per met\u00e0 al Seminario diocesano di Policastro e per met\u00e0 al Comune per usi civici. I testi pi\u00f9 recenti parlano della cappella di San Cono.<\/p>\n<p>La storia di San Cono, \u00e8 soprattutto nel paesaggio agrario: furono i monaci a determinare una radicale evoluzione nei settori agro-silvo-pastorali, con riferimento alla sistemazione dei terreni, alla organizzazione delle acque, al profilo dei campi ed alla alternanza degli orientamenti produttivi. Nel 1960 il terreno di Sant\u2019Iconio fu venduto dal Comune al conte Stefano Rivetti per la somma di L.11.000.000.<\/p>\n<p>Cronologia:<\/p>\n<ul type=\"disc\">\n<li>896 &#8211; La badia sorge insieme alla Badia di San Pietro di Licusati, (prima ipotesi);<\/li>\n<li>750\/775 &#8211; Sorge la badia ad opera dei basiliani dall\u2019Epiro, (seconda ipotesi);<\/li>\n<li>Fin dal 968 il cenobio fu sede di calogerato con giurisdizione;<\/li>\n<li>1317- Documento sull\u2019esistenza dell\u2019abazia da una lettera di papa Giovanni XXI, \u00e8 notizia dell\u2019abate del monastero di San Cono e di un discendente di Florio, Matteo di Camerota;<\/li>\n<li>1418 &#8211; La struttura \u00e8 attestata come appartenente all\u2019Ordine dei Premostratensi;<\/li>\n<li>1424 &#8211; La badia passa all\u2019ordine di San Basilio nella diocesi di Policastro;<\/li>\n<li>1753 &#8211; La struttura \u00e8 affidata al reverendo Marco Crocco dalla Santa Sede;<\/li>\n<li>1857 &#8211; I beni della Badia risultano intestati per met\u00e0 al seminario diocesano di Policastro e met\u00e0 al Comune per usi civici;<\/li>\n<li>Dal 1857 venne usata come cappella e poi abbandonata al degrado.<\/li>\n<li>1960 &#8211; Il terreno di Sant\u2019Iconio fu venduto al conte Stefano Rivetti;<\/li>\n<li>Il terreno pass\u00f2 dai Rivetti ai Talamo e poi nuovamente venduta;<\/li>\n<li>2014 &#8211; Attualmente \u00e8 un rudere;<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Descrizione architettonica:<\/p>\n<p>Presenta una pianta a croce greca. Gli unici resti della Badia, sono le tre nicchie dell\u2019altare maggiore, decorate da resti di pittura ornamentale. Ai primi secoli della fondazione rimandano i piedi dell\u2019affresco di una figura intera in una nicchia tra i rovi, forse un monaco, forse un angelo, come riporta per segni di ali che un tempo si notavano sull\u2019intonaco rimasto. Gli anziani della zona sostengono che la figura era intera e rappresentava San Felice.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Notizie storiche:<\/p>\n<p>Un monastero italo-greco e di numerosi insediamenti rupestri di anacoreti basiliani, da ricondurre alla prima fase o degli asceteri.<\/p>\n<p>Secondo alcuni sorge intorno all\u2019896 insieme a San Pietro di Licusati, secondo altri la fondazione risale agli anni 750-775 ad opera dei basiliani dall\u2019Epiro.<\/p>\n<p>Fin dal 968 il cenobio fu sede di calogerato con giurisdizione, come su molte chiese del territorio. La creazione fu sollecitata dall\u2019imperatore bizantino Niceforo Foca al patriarca Anastasio di Costantinopoli.<\/p>\n<p>Nel 1317 da una lettera di papa Giovanni XXI, \u00e8 notizia dell\u2019abate del monastero di San Cono e di un discendente di Florio, Matteo di Camerota.<\/p>\n<p>Il vescovo di Policastro, Laudisio (1864-1862), scrive che nel 1065 Roberto il Guiscardo espulse dalla Calabria e dalla Puglia una Turba Graecorum plurima \u2026che si rifugi\u00f2 all\u2019abbazia di San Giovanni a Piro e \u2026 ad alteram S. Coni Camerotae, dove \u00e8 probabile ci fosse gi\u00e0 un\u2019antica laura. I Normanni donarono poi la zona denominata Difesa ai basiliani.<\/p>\n<p>Alla Santa Visita del 1457\/458 risulta in possesso di quattro codici miniati e di un evangelario mirabile, insieme alla chiesa di San Pietro di Licusati e alla pi\u00f9 antica chiesa di San Giovanni a Piro compone il triangolo della Trinit\u00e0, venerata nel rito greco.\u00a0 Nel 1418 \u00e8 attestata come appartenente all\u2019Ordine dei Premostratensi, nel 1424 passa all\u2019ordine di San Basilio nella diocesi di Policastro, al cui vescovo paga la tassa generale, nel 1548 risulta proprietaria di un frantoio e un cammarellus a Camerota;<\/p>\n<p>Il frantoio nel 1693 \u00e8 sito presso la chiesa di S. Maria delle Grazie a Camerota. E\u2019 attestata anche nel 1709.<\/p>\n<p>Nel 1753 \u00e8 affidata dalla Santa Sede al reverendo di Licusati Marco Crocco per la qual cosa pende giudizio innanzi alla Curia romana. I Comuni pagano la decima del raccolto all\u2019Abate con l\u2019obbligo di non pascolare dal 18 ottobre al 24 dicembre essendo\u2026foresta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I beni della Badia nel 1857 risultano intestati per met\u00e0 al Seminario diocesano di Policastro e per met\u00e0 al Comune per usi civici. I testi pi\u00f9 recenti parlano della cappella di San Cono. 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